lunedì 30 giugno 2014

[CAPITOLO-1b] Primo cristallo illusioni della mente

Correva, Correva veloce, ma il secondo treno era già partito. Quella notte non poteva tornare a casa, era persa in una stazione di mezzo tra casa sua e il luogo che le portava sia tristezza che felicità, nessun mezzo scorreva più a quell'ora e le toccava passare una notte intera li, al freddo senza forze e delusa dal desiderio di vuoto che gli aveva creato quel giovane di cui non sapeva nemmeno il nome. Si mise in un angolo e si addormentò stringendo forte a se una foto della madre.
La mattina seguente si svegliò con una coperta sulle spalle e una sensazione d'affetto che non provava da quando era bambina. Era come se suo fratello fosse venuto da lei, ma sapeva che non poteva, che il suo lavoro era più importante e non aveva idea di che fine avesse fatto la sua piccola sorella, lui era ignaro che il suo disegno si stava trasformando in una via del destino per far perdere ogni sua traccia come un profumo che col tempo svanisce e viene sovrastato dall'odore del mattino, in una spiaggia dove l'alpa ha appena colto la sabbia.
Erano le 11.00 e ormai il sole stava giocando a nascondino con le ombre di quell'albero crespo e arido: era tardi, Moon si mise a correre.
Vi era una strada grande dinnanzi a lei, e un profumo di the caldo, gente che parlava veloce, ma lei non badava a tutto ciò, correva senza guardare nulla intorno a lei, infine inciampò su una bambola di una dolce bambina che continuava a piangere e a fare i capricci.... scivolò e finì talmente tanto vicino alle rotaie da poter sfiorare la morte con gli occhi e stava scivolando sempre più in basso, il treno si faceva sempre più vicino e più veloce e il rumore del sangue nelle orecchie si faceva più imminente, più caldo, ma poi... una mano le sfiorò il polso e la tirò su appena in tempo, uscendone solo con un leggro graffio sul viso, e un taglio sulla mano salvatrice.
Lei aveva gli occhi sigillati dalla paura, credeva d'essere morta, credeva che quelle dita su di lei la stessero portando dalla madre, ma non era così e appena riprese conoscenza vide un volto, ancora un pò appannato dalla paura... "Solis, mi hai aiutata anche stavolta..."


"Il sole e la luna non si incontreranno mai e per quanto tu credi che io sia vicino a te, è tutto una illusione debole, abbagliante e vaneggiante nell'orizzonte. Viviamo nello stesso mondo ma non possiamo mai toccarci ne sussurarci parole calme. Un utopia così meschina non servirà a far cessare la guerra..."


"Mon! Ti senti bene, ricorda che devi ancora terminare il mio disegno, se non lo finisci entro una settimana spendo tutti i soldi che ti ho promesso in sigarette!"
"Sol...soli...." - mormorava aprendo gli occhi appena. -"Sei tu...?"
"Senti alzati, ho male alla mano, questa è mia... " - e si riprese la coperta che aveva ancora intorno al collo.
Di colpò spalancà gli occhi: "SOLIS!!!! Non andare via di nuovo, non abbandonarmi ancora, resta con me..."
Ma il vuoto.... tutto scomparì e lei caddè in un angolino svenuta con la faccia rivolta verso il pavimento e le mani sul petto: stringevano forte a se il cuore come se stesse volando via, come se non volesse più che esso si spezzava come fa un bicchiere di vetro quando cade da un tavolo, con quel suono fastidioso e rude, che la terrorizzava anche ora.

Nessun commento:

Posta un commento