lunedì 30 giugno 2014

[CAPITOLO-1c] Primo cristallo intrappolata in un destino triste

"Ha il sapore del cielo, e il profumo delle stelle...proprio come eri tu sorellina, anche se il nostro incontro fu breve, ricordo che avevi bisogno di me e io non potevo esserci, ma mi lasciasti quel disegno, che tuttora custodisco nel cuore, proprio come te lei ha il tuo stesso profumo e i tuoi stessi occhi tristi ma pieni di speranza che trasmettono tranquillità ma anche tristezza e solitudine. Se nostro padre ci avesse fatto congiungere e non fosse stato così egoista, se non avesse pensato solo ai soldi e al non poterti tenere con noi perchè non c'era tempo, non vi era mai tempo, forse ti avrei potuto rivedere un ultima volta, darti un addio o un abbraccio e sono sicuro che non ti saresti ammalata se solo ne avessi avuto la possibili, se solo ti avessi salvata, se solo ti avessi rivisto una seconda volta, se solo fossi venuto al tuo funerale, se solo avessi potuto piangere sul tuo corpo morto, ma no, nostro padre non ha mai voluto e la mamma che ormai è partita per ritornare al suo paese ci ha dimenticato e di lei nemmeno ne ha mai parlato, povera piccola sorellina spaesata e dispersa in un mondo che non ti apparteneva... "
"Ehi, ieri non sei più tornato..." - disse Moon avvicinandosi all'albero con aria triste. - "Pensavo di non rivederti nemmeno oggi..."
"Avevo paura, di vederti ancora ma questo non puoi saperlo, non so chi tu sia, non so perchè il mio cuore si sente legato e non so perchè ieri sono scomparso, ma ti ho dovuta seguire perchè sentivo che ti era successo qualcosa e stamattina... sono tornato li per riprenderti e vederti quasi scomparire come lei, non poteva succedere ancora, io devo proteggerti.... devo farlo" - pensò Caelum.  - "Non avevo tempo di tornare." - rispose con aria fredda e schietta.
" Sai, immaginavo fosse una burla tutto, ma oggi sono felice, nonostante abbia avuto una mattinata strana e nonostante mi sia svegliata con la faccia schiacciata al terreno sporco della stazione qui vicino... io sono felice... perchè mio fratello mi ha salvata di nuovo, e anche se dopo ho perso conoscenza l ho intravisto e tutto ciò mi riempe di gioia... quindi non vuoi più il disegno giusto? Posso finire quello per lui, per Solis..."
"Stamattina ti ho sentito pronunciare quel nome con aria persa...ad ogni modo se sono tornato qui è perchè voglio il tuo disegno, quindi non perdiamo tempo in chiacchere e finisci il tuo lavoro."
"Eri anche tu qualche ora fa in quella stazione? che coincidenza! Cosa ci facevi li? Hai visto un giovane coi capelli lunghi e corvini, lui era Solis, stavo cadendo ma lui mi ha salvata."
"Sei proprio sbadata te, cadere per due volte di fila..."
... Poi partii un silenzio assordante, pieno di domande e pieno di rimpianti, e tra un runore di onde del mare che non vi erano nelle vicinanze rintuonava un suono pacifico e quasi cronico di piccoli fruscii addormentati che ribattevano nelle loro vene e sotto la loro pelle che si faceva sempre più calda. Moon intraprese di nuovo il suo disegno, mancava solo la firma ma d'un tratto lui la interruppe.
"Ho fame!"
"Non non andartene ti prego...."
"Che hai detto?"
"Scusa ero sovraprensiero, non mi abbandonare come hai fatto ieri, fammi completare l'opera mi manca solo la firma, ora la faccio e te lo consegno."
"Vado a prendere qualcosa da mangiare e torno, intanto finiscilo."
"D'accordo, spero solo che tu tornerai, sai dopo devo finire il disegno per la persona speciale, non voglio aver sprecato tutto questo tempo, Solis ha bisogno del mio disegno, devo portarglielo gliel ho promesso."
Caelum scompariva con passi veloci e concisi, come si si perdesse all'orizzonte piano piano la sua ombra si schiariva e si dissolveva come neve al sole.
Passarono un paio di minuti e lui era tornato, li davanti a lei... con in mano due coni gelati.
"Ehi Mon, con questo caldo, ti faranno bene, so che non hai mangiato nulla da un bel pò, questo è per te..."
"Come sai il mio nome?"
"L ho letto ieri sul tuo quaderno..."
"Mi chiamo Moon, non Mon... però.... Mon, qualcuno si chiamava così credo,
"Sai "mon" significa "mio" in francese, mia madre è di quella nazionalità, magari per quello ti ricorda qualcosa."
"Non saprei, non sono molto acculturata sulle lingue, ma sarà sicuramente come dici tu... comunque grazie mille per il gelato, ti farò uno sconto sul disegno." - disse con tono scherzoso quasi come se fosse felice, veramente felice.
"No. Mangia"
"D'accordo, comunque ecco il tuo disegno...." - glielo consegnò in mano, ma lui fece scivolare sopra un pò di crema dal cono.
"No!!!!" - urlò lei rattristata. "Dopo tutto il tempo che ho impiegato a farlo!"
"Non potevo chiedertelo, non potevo parlartene, non potevo dirti che non volevo che tu te ne andassi via da me, era l'unico modo per farla restare vero sorellina? E' degna della mia compagnia? Fingere che sia stato un incidente ormai è parte della mia famiglia..." - rimembrò Caelum tra sè e sè. "Scusami, davvero, te lo pago lo stesso ma ti prego fanne un altro, te lo pagherò il doppio, mi dispiace." - le disse con aria triste.
"Non posso farti pagare una cosa da buttare!" - scoppiò in lacrime. "Non lo voglio il gelato! Tienilo te! Voglio andare da mio fratello...!"
"Per favore aspetta, ti prometto che starò più attento, in fin dei conti ho solo pensato avessi fame, vedendoti stamattina infreddolita in una stazione ho pensato non fossi riuscita ad andare a casa, sono corso nella mia camera che era poco distante e ho preso una coperta per non farti prendere freddo, mi dispiace, perdonami."
"Non so perchè ma qualcosa mi dice di restare, non devo andarmene Solis stanotte è venuta ad abbracciarmi e a tenermi al caldo ma se lui non mi avesse dato una coperta forse ora sarei raffredata, in fin dei conti il caso c ha fatto incontrare..." - pensava Moon. "D'accordo, resterò qui e ne farò un altro, ma solo se mi ridai il mio gelato!" - rispose indossando di nuovo un dolce sorriso lieve, quasi falso, come se volesse nascondere la tristezza che portava dentro, come se volesse indossare una maschera sottile e gentile.

"La luna sta nel cielo e regna sulla terra così luminosa che guida le notti più buie in un cammino solitario e pensieroso, quel carrillon che cantava una ninna nanna in riva al mare in quella notte di luna così spenta forse doveva solo scontrarsi con il fruscio delle onde e la calma dei suoni della notte. Era tutto desolato, fosco, mesto... doloroso e sconfortante ma la luna per regnare così maestosa nell'oscurità ha bisogno di pagare delle pene e questa ero il suo sentiero, illuminata da una strada di stelle, il triste inizio di una fine intrappolata in parole dimenticate nel cielo notturno. "

Lei riprese a disegnare, sempre con più entusiasmo, pian piano sentiva il bisogno di affezzionarsi a una persona più presente e più vicina e lui: ormai il solitario Caelum faceva parte della sua vita rendendola luminosa e colorata proprio come un dipinto.
Pian piano il tenore di Solis si fece sempre più rarefatto e  lei quella sera riuscii ad andare a casa, prese il treno e si addormentò tranquilla con la voglia di risvegliarsi il giorno dopo, quella voglia che da anni ormai si era fatta impercettibile.

[CAPITOLO-1b] Primo cristallo illusioni della mente

Correva, Correva veloce, ma il secondo treno era già partito. Quella notte non poteva tornare a casa, era persa in una stazione di mezzo tra casa sua e il luogo che le portava sia tristezza che felicità, nessun mezzo scorreva più a quell'ora e le toccava passare una notte intera li, al freddo senza forze e delusa dal desiderio di vuoto che gli aveva creato quel giovane di cui non sapeva nemmeno il nome. Si mise in un angolo e si addormentò stringendo forte a se una foto della madre.
La mattina seguente si svegliò con una coperta sulle spalle e una sensazione d'affetto che non provava da quando era bambina. Era come se suo fratello fosse venuto da lei, ma sapeva che non poteva, che il suo lavoro era più importante e non aveva idea di che fine avesse fatto la sua piccola sorella, lui era ignaro che il suo disegno si stava trasformando in una via del destino per far perdere ogni sua traccia come un profumo che col tempo svanisce e viene sovrastato dall'odore del mattino, in una spiaggia dove l'alpa ha appena colto la sabbia.
Erano le 11.00 e ormai il sole stava giocando a nascondino con le ombre di quell'albero crespo e arido: era tardi, Moon si mise a correre.
Vi era una strada grande dinnanzi a lei, e un profumo di the caldo, gente che parlava veloce, ma lei non badava a tutto ciò, correva senza guardare nulla intorno a lei, infine inciampò su una bambola di una dolce bambina che continuava a piangere e a fare i capricci.... scivolò e finì talmente tanto vicino alle rotaie da poter sfiorare la morte con gli occhi e stava scivolando sempre più in basso, il treno si faceva sempre più vicino e più veloce e il rumore del sangue nelle orecchie si faceva più imminente, più caldo, ma poi... una mano le sfiorò il polso e la tirò su appena in tempo, uscendone solo con un leggro graffio sul viso, e un taglio sulla mano salvatrice.
Lei aveva gli occhi sigillati dalla paura, credeva d'essere morta, credeva che quelle dita su di lei la stessero portando dalla madre, ma non era così e appena riprese conoscenza vide un volto, ancora un pò appannato dalla paura... "Solis, mi hai aiutata anche stavolta..."


"Il sole e la luna non si incontreranno mai e per quanto tu credi che io sia vicino a te, è tutto una illusione debole, abbagliante e vaneggiante nell'orizzonte. Viviamo nello stesso mondo ma non possiamo mai toccarci ne sussurarci parole calme. Un utopia così meschina non servirà a far cessare la guerra..."


"Mon! Ti senti bene, ricorda che devi ancora terminare il mio disegno, se non lo finisci entro una settimana spendo tutti i soldi che ti ho promesso in sigarette!"
"Sol...soli...." - mormorava aprendo gli occhi appena. -"Sei tu...?"
"Senti alzati, ho male alla mano, questa è mia... " - e si riprese la coperta che aveva ancora intorno al collo.
Di colpò spalancà gli occhi: "SOLIS!!!! Non andare via di nuovo, non abbandonarmi ancora, resta con me..."
Ma il vuoto.... tutto scomparì e lei caddè in un angolino svenuta con la faccia rivolta verso il pavimento e le mani sul petto: stringevano forte a se il cuore come se stesse volando via, come se non volesse più che esso si spezzava come fa un bicchiere di vetro quando cade da un tavolo, con quel suono fastidioso e rude, che la terrorizzava anche ora.

[CAPITOLO-1a] Primo cristallo nei fiori del tempo

Un odore sempre più inebriante si faceva vicino, col passare dell'inverno tra le pagine di una vita dimenticata scorrevano i petali dei fiori appena nati, il profumo delle nuvole e dell'erba fresca, pian piano quell'albero e quel parco così familiari si facevano amichevoli e pian piano ogni ricordo triste fluiva come la neve che aveva smesso di posare nido sui tetti. Era un pomeriggio mite e con la matita tra le dita aggiunse un piccolo dettaglio: era una mano, gentile e delicata che spuntava da un lato del tronco nascosta quasi tra i rami. Il sole si faceva sempre più forte e lei si rinchiudeva su se stessa per addormentarsi e sognare.
Ci fu un lampo, un frastuono un solitario frstuono e tutto divenne colorato

"Non c'è vita per dei mortali sulla Luna, lei era la regina delle stelle e io stava scomparendo come una mente perisce la vita terrena al termine dello scorrere del flusso del destino... tutte quelle dolci folli bugiarde soavi tiepide tranquille lievi invenzioni non mi servivano più a nulla..."

Dietro a quell'albero secco e spoglio spuntò fuori un giovane. Caelum era un tipo freddo con un viso allampanato e chiaro che sorrideva poco, taciturno e solitario.
"Ehi, potresti gentilmente spostarti?" - si fece coraggio ma non ricevette risposta.
"Signorina, il parco è di tutti." - rispose dopo un pò fissandola attentamente.
"Non volevo essere sgarbata, sto cercando di copiare quell'albero, io amo disegnare ma lei mi toglie via le luc giuste, così non potrò mai diventare famosa e apprezzata."
"Se incominciassi a non disturbare le persone che si godono l'aria mite in una giornata così soleggiata forse potrebbe anche realizzare i suoi sogni."
"Ho bisogno di finire questo disegno, ci lavoro da una vita, le chiedo per cortesia di scorgersi su un altro lato di prato almeno per un pò, oggi le luci sono perfette."
"D'accordo ma solo se riprendi anche me e mi regali il disegno."
"Ma veramente... è già un regalo, per una persona a me cara, lui ama gli alberi spogli e questo è il suo preferito, non sono della zona, in questo luogo mi trovo solo per riprendere le immagini visive di tale splendore, sai una volta capitavo spesso di qua, mia madre sostava da queste parti, ma da li a poco si è spenta e lui mi è stato vicino più di ogni altra persona. Ogni volta che attendevo l'orario di vista di mia madre mi faceva compagnia su questa panchina e insieme giocavamo a vedere le ombre di quest'albero, che in base all'orario cambiavano espressione. Io abito fuori città e faccio fatica a capitare sempre qui per riprendere il mio dipinto, ho bisogno di usare il treno e non avendo più un lavoro non posso permettermelo ogni giorno, mi dispiace."
"Gli alberi non hanno espressioni, e non mi interessano le tue lacrime, o mi regali quel disegno o continuerò a sostare sotto questi rami." - si avvicinò per vedere il suo disegno e... gli scese una lacrima.
"Anche mia sorella disegnava, lei amava i colori chiari, quasi impercettibili, anche lei è morta da poco nell'ospedale qui vicino, ha avuto un infarto in giovane età, tutti i problemi che le ho causato l'hanno uccisa..." - pensava. - "Carino, potrei acquistarlo così potrai avere i soldi per tornare qui col treno e disegnarne un altro per te, d'accordo? Non accetto risposte negative, ed è un ottima proposta... direi che potrei darti una buona somma, settecento bastano?"
"Quanto? Cosa? Davvero le piace tanto il mio disegno, ma io ne sarei felicissima di vendere una mia opera... - esclamò entusiasmata, ma di colpo si fermò...- questa però proprio non posso, mi dispiace... - continuò con aria triste.
"Iniziane uno nuovo, ma lo voglio ancora più bello!"
"Ma mi ci vorranno giorni....!"
"Mi farò trovare qui tutti i giorni di cui hai bisogno, però non voglio sia ripreso il mio volto, puoi disegnare la mia mano che stringe quest'albero come fosse un ultimo addio?"
"Certamente, inizio subito che la luce sta calando." - così con enfasi prese carta e penna e incominciò una nuova opera coi petali che le cadevano sulla carta e un sorriso appena accennato sul volto si impegnò talmente tanto da finirla quasi completamente.
"Prendidti una pausa ho fame, vuoi qualcosa anche te?"
"No, ho i soldi solo per il treno del ritorno stasera non cenerò, grazie."
"D'accordo" - e scomparì nel nulla... Passarono 5 ore e di lui non vi era più traccia, ormai era tardi, e lei perse ogni speranza d'attendere così a lungo, tornò verso la stazione e salì sull'ultimo treno.

[CAPITOLO-1] Persa nel glaciale

Era una mattinata fredda, la luce blu del neon sopra la sua testa le faceva brillare gli occhi chiari come una cascata in una notte abbandonata dai silenzi. Era bellissima, così tenera e impacciata quando fissava il muro piena di speranze. Si alzò, come ogni mattina, si mise i suoi giganteschi occhiali da vista e uscì in quel mondo dove non c'era spazio per i sogni ne per la gloria, ma lei risplendeva come un fiore su una montagna che schiaccia le interperie, lei faceva brillare di gioia chi la guardava, Moon era una parte di cielo caduto al contrario su un luogo inadatto e solitario.
Salì sul ponte, che ogni giorno pareva dinnanzi ai suoi occhi sempre più scivoloso, per andare in quel parco dove ormai da anni non sbatteva più la luce della luna, quel posto dove lei aveva deciso di iniziare la sua vita. Salutava con la mano quell'albero da sempre spoglio, e tirando fuori una matita e un quaderno si metteva li a disegnare cercando di ricordare chi fosse e dove fosse e perchè quel luogo le era tanto a cuore. Continuava a stringere la mano sempre più forte e nonostante il vento freddo la sua fronte pendolava di acqua calda. Ogni giorno i rami cambiavano e i colori si schiarivano ma lei continuava a fissare quel posto a chiedere ai passanti se sapessero qualcosa di lei, ma nessuno, nemmeno i più anziani avevano la risposta a tutto questo mistero. Così come ogni notte e ogni giorno da una vita, si alzava dalla panchina di quel parco intriso di enigmi e si incamminava nel suo piccolo luogo familiare.
Tornava... li in una grande stanza vuota ma completamente sottosopra, bianca e scura, con al centro del soffitto un piccolo foro con una rosa bianca:  la luce intorno a lei la faceva rispledere di blu.

[CAPITOLO-0] Ultimo rintocco di ghiaccio

...Splendeva candida la neve al sole, mentre pian piano si fondeva con il prato scuro. Correva lasciandosi trasportare dall'aria che si faceva sempre più fredda con lo scorrere del tempo. Moon, vestita di bianco brillava alla luce della notte, tutto intorno a lei era della sua stessa sfumatura, tutto era vuoto e perso.
Un incanto, tre piccoli sussulti e poi scompariva nel vento, con il perdersi dei suoni e delle immagini. Quando una cosa finisce vi si perde all'interno, come se tutto fosse rimasto in un nodo profondo e scuro, un pezzo della propria esistenza e ne le memorie più felici ne i ricordi più teneri o le melodie più serene riusciranno a slegare questo tremendo frastuono silenzioso che porta quella malinconia atroce, quasi persistente.
Non ci si accorge quando un frammento si lega a un altro, niente appare legato come un nodo fin quando veramente non si tocca il fondo e ci si perde in un punto di collasso: la fine.
Poetica armonia di un inverno caldo ormai inoltrato che si faceva sempre più gelato. Candido volto coperto da capelli corvini, sempre perso a fissare l'orizzonte.  Mani delicate e longilinee che accompagnavano passi storti e sempre più lenti. Ricordi tristi e sguardo perso, labbra sottili e piccolo naso, vestiti larghi, suoni silenziosi. Quelle parole le rimasero a tal punto nel cuore da farle smettere ogni battito... e quel tempo freddo gelò anche il suo corpo, così fermo nel bianco pallore del ghiaccio, così triste e abbandonato che quasi non pareva fosse li, ma lei, sapeva a cosa era andata incontro, era conscia della fine, così si accasciò facendo placare ogni forza e con un sorriso si addormentò in un sogno etereo e infinito.