lunedì 30 giugno 2014

[CAPITOLO-1a] Primo cristallo nei fiori del tempo

Un odore sempre più inebriante si faceva vicino, col passare dell'inverno tra le pagine di una vita dimenticata scorrevano i petali dei fiori appena nati, il profumo delle nuvole e dell'erba fresca, pian piano quell'albero e quel parco così familiari si facevano amichevoli e pian piano ogni ricordo triste fluiva come la neve che aveva smesso di posare nido sui tetti. Era un pomeriggio mite e con la matita tra le dita aggiunse un piccolo dettaglio: era una mano, gentile e delicata che spuntava da un lato del tronco nascosta quasi tra i rami. Il sole si faceva sempre più forte e lei si rinchiudeva su se stessa per addormentarsi e sognare.
Ci fu un lampo, un frastuono un solitario frstuono e tutto divenne colorato

"Non c'è vita per dei mortali sulla Luna, lei era la regina delle stelle e io stava scomparendo come una mente perisce la vita terrena al termine dello scorrere del flusso del destino... tutte quelle dolci folli bugiarde soavi tiepide tranquille lievi invenzioni non mi servivano più a nulla..."

Dietro a quell'albero secco e spoglio spuntò fuori un giovane. Caelum era un tipo freddo con un viso allampanato e chiaro che sorrideva poco, taciturno e solitario.
"Ehi, potresti gentilmente spostarti?" - si fece coraggio ma non ricevette risposta.
"Signorina, il parco è di tutti." - rispose dopo un pò fissandola attentamente.
"Non volevo essere sgarbata, sto cercando di copiare quell'albero, io amo disegnare ma lei mi toglie via le luc giuste, così non potrò mai diventare famosa e apprezzata."
"Se incominciassi a non disturbare le persone che si godono l'aria mite in una giornata così soleggiata forse potrebbe anche realizzare i suoi sogni."
"Ho bisogno di finire questo disegno, ci lavoro da una vita, le chiedo per cortesia di scorgersi su un altro lato di prato almeno per un pò, oggi le luci sono perfette."
"D'accordo ma solo se riprendi anche me e mi regali il disegno."
"Ma veramente... è già un regalo, per una persona a me cara, lui ama gli alberi spogli e questo è il suo preferito, non sono della zona, in questo luogo mi trovo solo per riprendere le immagini visive di tale splendore, sai una volta capitavo spesso di qua, mia madre sostava da queste parti, ma da li a poco si è spenta e lui mi è stato vicino più di ogni altra persona. Ogni volta che attendevo l'orario di vista di mia madre mi faceva compagnia su questa panchina e insieme giocavamo a vedere le ombre di quest'albero, che in base all'orario cambiavano espressione. Io abito fuori città e faccio fatica a capitare sempre qui per riprendere il mio dipinto, ho bisogno di usare il treno e non avendo più un lavoro non posso permettermelo ogni giorno, mi dispiace."
"Gli alberi non hanno espressioni, e non mi interessano le tue lacrime, o mi regali quel disegno o continuerò a sostare sotto questi rami." - si avvicinò per vedere il suo disegno e... gli scese una lacrima.
"Anche mia sorella disegnava, lei amava i colori chiari, quasi impercettibili, anche lei è morta da poco nell'ospedale qui vicino, ha avuto un infarto in giovane età, tutti i problemi che le ho causato l'hanno uccisa..." - pensava. - "Carino, potrei acquistarlo così potrai avere i soldi per tornare qui col treno e disegnarne un altro per te, d'accordo? Non accetto risposte negative, ed è un ottima proposta... direi che potrei darti una buona somma, settecento bastano?"
"Quanto? Cosa? Davvero le piace tanto il mio disegno, ma io ne sarei felicissima di vendere una mia opera... - esclamò entusiasmata, ma di colpo si fermò...- questa però proprio non posso, mi dispiace... - continuò con aria triste.
"Iniziane uno nuovo, ma lo voglio ancora più bello!"
"Ma mi ci vorranno giorni....!"
"Mi farò trovare qui tutti i giorni di cui hai bisogno, però non voglio sia ripreso il mio volto, puoi disegnare la mia mano che stringe quest'albero come fosse un ultimo addio?"
"Certamente, inizio subito che la luce sta calando." - così con enfasi prese carta e penna e incominciò una nuova opera coi petali che le cadevano sulla carta e un sorriso appena accennato sul volto si impegnò talmente tanto da finirla quasi completamente.
"Prendidti una pausa ho fame, vuoi qualcosa anche te?"
"No, ho i soldi solo per il treno del ritorno stasera non cenerò, grazie."
"D'accordo" - e scomparì nel nulla... Passarono 5 ore e di lui non vi era più traccia, ormai era tardi, e lei perse ogni speranza d'attendere così a lungo, tornò verso la stazione e salì sull'ultimo treno.

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